LOTTERIA ITALIA BIGLIETTI VINCENTI

Lotteria Italia 2017: i biglietti di seconda categoria vincenti
Roma, 6 gennaio 2018 – L’Agenzia delle dogane e dei monopoli comunica le serie e i numeri dei
50 biglietti estratti di seconda categoria del valore di 50.000 euro ciascuno:
Serie e Numero Venduto a
F 233484 Firenze
U 205349 Montese (MO)
I 465167 Roma
U 076485 Magione (PG)
R 415050 Roma
B 114774 Bagnolo Mella (BS)
I 170928 Bresso (MI)
R 089935 Altopascio (LU)
M 405207 Tivoli (RM)
A 133596 S. Gennaro Vesuv. (NA)
U 064207 Fiumicino (RM)
G 084289 Corigliano Calabro (CS)
D 291950 Correggio RE)
F 206540 Roma
T 206856 Roma
S 368547 Latina
L 436591 Desenzano (BS)
C 059259 Anagni (FR)
B 367022 Firenze
E 224798 Parma
R 491223 Roma
A 466628 Torre Annunziata (NA)
N 242819 Caronno Pertusella (VA)
I 268849 Avella (AV)
T 294994 Anzio (RM)
Serie e Numero Venduto a
M 239686 Sassari
F 224885 Binasco (MI)
N 077178 Somma Lombarda (VA)
G 133761 Sorrento (NA)
G 120663 Piubega (MN)
I 324044 Jesi (AN)
G 267830 Serravalle Pistoiese (PT)
N 486646 Sestola (MO)
C 250085 Casoria (NA)
S 049055 Reggello (FI)
Q 186089 Vicenza
E 287918 Piacenza
N 028098 Bologna
A 043587 Milano
Q 375626 Gallicano nel Lazio (RM)
N 168284 Busto Arsizio (VA)
O 352360 Colleferro (RM)
E 080180 Lucera FG)
F 201816 Campobasso
L 090599 Capena (RM)
D 398757 Monterotondo (RM)
M 260568 Codroipo (UD)
P 391773 Roma
E 208473 Casalgrande (RE)
A 058487 Anagni (FR)

Problema tossicodipendenza

I luoghi abitualmente frequentati dai ragazzi (scuola, punti di ritrovo, discoteche, etc.) possono rappresentare delle occasioni di incontro con le sostanze stupefacenti.

E’ importante che la famiglia presti una attenzione privilegiata ai comportamenti del proprio figlio, soprattutto se lo vede particolarmente introverso e chiuso al dialogo. L’adolescenza è una fase della crescita individuale tendenzialmente a rischio in cui le frustrazioni mal tollerate ed il sapore della trasgressione possono esporre ad esperienze devianti.

Accorgersi in tempo” significa riuscire ad intervenire prima che il proprio figlio abbia assunto delle sostanze stupefacenti o, quanto meno, prima che si instauri la dipendenza. Le droghe inducono dei cambiamenti fisiologici (occhi arrossati, pupille dilatate o a “capocchia di spillo”, variazione nella sensibilità alla luce, etc.) e comportamentali (difficoltà di ragionamento, eloquio lento oppure eccitazione fisica e tendenza alla ipertattività) che costituiscono dei segnali da non sottovalutare.

In generale, prestate molta attenzione al rientro dalle serate con amici e soprattutto al ritorno dalla discoteca. Alcuni indicatori, presenti anche a distanza di qualche ora, possono rilevare l’assunzione di sostanze psicotrope:

  • sonnolenza;
  • lentezza nel ragionamento;
  • torpore e annebbiamento mentale;
  • senso di euforia, “ridarella”;
  • estrema sensibilità per l’ambiente circostante;
  • senso del tempo dilatato, linguaggio “pasticciato” con numerosi lapsus e difficoltà a trovare le parole;
  • grande difficoltà di memoria e concentrazione con facilità a distrarsi;
  • pupille molto strette o molto dilatate secondo il tipo di sostanza assunta;
  • senso di eccitazione generale con ostentata sicurezza e buonumore, incapacità a stare fermo;
  • bisogno di parlare senza avere niente da dire e senza ascoltare ciò che dicono gli altri;
  • difficoltà ad addormentarsi;
  • inclinazione alla violenza, prepotenza e sopraffazione.

In particolare, secondo il tipo di sostanza assunta, si hanno i seguenti effetti immediati:

  • l’assunzione di oppio dà origine inizialmente ad una alterazione dello stato di coscienza unita ad euforia e, dopo qualche ora, innesca uno stato di depressione, sonnolenza e possibili disturbi all’apparato digerente e alla circolazione;
  • anche la morfina dà luogo, a minime dosi, a fenomeni di euforia, piacevole ebbrezza ed alterazione dello stato di coscienza, mentre, a dosi più elevate, produce annullamento della percezione del dolore e sonno profondo;
  • l’eroina produce effetti varianti, tra un assuntore e l’altro, ma sempre caratterizzati da alternanza di stati euforici e depressivi, forte eccitazione e passività, annullamento del dolore, sensazioni di calore e rallentamento delle pulsazioni e della respirazione;
  • il metadone è un potente analgesico e induce una sintomatologia secondaria caratterizzata da sonnolenza, stordimento, sudore, vertigini, pruriti, vomito, etc.;
  • i primi effetti dell’assunzione della cocaina sono riconducibili ad una grande sensazione di forza ed energia con riduzione della fatica, eccitazione e verbosità, diminuzione del bisogno di cibo, euforia, minore sensibilità alla fatica e al dolore, pupille dilatate ed ipersensibilità alla luce. Dopo qualche ora subentra stanchezza, sonnolenza e depressione;
  • l’azione eccitante delle amfetamine si manifesta con senso di eccitazione, potenziamento delle capacità intellettive e della memoria, euforia, inappetenza e insonnia;
  • il crack determina uno stato di euforia, perdurante da due a venti minuti, con alternanti sensazioni di depressione e delusione. Altri effetti sono l’aumento del ritmo cardiaco e della pressione arteriosa, allucinazioni, comportamenti aggressivi e violenti, mania suicida;
  • gli effetti di barbiturici e tranquillanti variano da un preparato all’altro. Sono comunque caratterizzati da rilassamento, torpore, attenuazione del dolore fisico e diminuzione delle inibizioni;
  • ilarità e modificazione delle percezioni visive ed uditive sono gli effetti immediati dell’assunzione da L.S.D. “Viaggio psichedelico” è chiamata l’impressionante esperienza che deriva dall’assunzione della sostanza. Il “viaggio” che può durare sino ad 8h, si articola generalmente in tre fasi distinte: quella della partenza o “previaggio”, quella propriamente “allucinatoria”, quella “depressiva” o del ritorno:
    • nella prima ora si possono registrare fugaci allucinazioni e stati d’animo mutevoli;
    • durante il “previaggio” si determina spesso una fortissima ansia ed angoscia che può sfociare anche in tentativi di suicidio;
    • la fase “allucinatoria” è caratterizzata da distorsioni sensoriali, da alterazioni nella percezione delle forme, dei colori e dei suoni e da depersonalizzazione. Tipiche sono le false sensazioni di leggerezza del proprio corpo e di estrema forza per cui il soggetto ha l’impressione di volare o la convinzione di poter fermare, ad esempio, con la sola forza fisica una autovettura in corsa;
    • nell’ultima fase “del ritorno” si ha una diminuzione improvvisa dei fenomeni del periodo precedente con stordimento, sonnolenza, disorientamento e forte depressione;
  • gli effetti immediati dello “spinello” da marijuana variano da un individuo all’altro e sono caratterizzati da euforia, aumento della sensibilità visiva ed uditiva, diminuzione delle inibizioni, sensazioni di benessere, rilassamento e talvolta sonnolenza;
  • anche l’assunzione di hashish comporta euforia, diminuzione delle inibizioni, distorsioni spazio-temporali, possibili allucinazioni, stati di eccitazione seguiti poi da rilassamento e sonnolenza. A dosaggi elevati si possono manifestare depersonalizzazione, disorientamento, allucinazioni visive e uditive, confusione mentale e delirio;
  • gli effetti dell’olio di hashish sono simili a quelli provocati dall’hashish ma molto più forti e intensi.

Se notate questi o altri cambiamenti comportamentali, affrontate risolutamente con vostro figlio il problema della droga in modo fermo e sicuro, senza aver paura di scoprire “il peggio”.

Se vi confessa di aver iniziato a fare uso di sostanze stupefacenti:

  • fatevi dire nel dettaglio il tipo o i tipi di sostanza, la modalità e il numero di assunzioni. Analizzate insieme a lui l’esperienza vissuta e le sensazioni percepite;
  • rivolgetevi a qualche professionista esperto (medico di famiglia, psicologo, etc.) che abbia la necessaria esperienza per potervi dare il primo aiuto e indirizzarvi verso centri specializzati;
  • riorganizzate con lui la sua giornata, gli impegni, le attività e pretendete una maggiore partecipazione alla vita della famiglia;
  • cambiate la vita del nucleo familiare, tendendo a mantenerla più unita sia nel quotidiano sia nelle occasioni di svago, avendo cura di programmare con attenzione le cose senza mai lasciare a disposizione momenti vuoti;
  • in altre parole, fate in modo che non avverta il peso della solitudine;
  • verificate costantemente le sue dichiarazioni e affermazioni senza aver paura di sembrare oppressivi o invadenti;
  • riducete al minimo il suo denaro personale con un attento controllo delle spese;
  • informatevi sulle compagnie che frequenta, soprattutto sui coetanei che sono stati coinvolti nelle prime assunzioni di droga;
  • entrate in contatto con i genitori degli altri ragazzi coinvolti nel giro, informateli su cosa siete venuti a conoscenza;
  • non chiudetevi nell’isolamento di una “vergogna inconfessabile” ma coinvolgete il maggior numero possibile di persone nel recupero di vostro figlio, creandogli attorno una rete sociale;
  • approfondite la conoscenza del problema, partecipando ad incontri o dibattiti e cercando di far tesoro di esperienze simili di altri genitori;
  • mostrate pazienza e fermezza di fronte alle rimostranze di vostro figlio, anche se giudicherà tutto questo assurdo e limitante per la sua libertà personale, senza imporre nulla in modo autoritario, ma spiegando il perché di ogni decisione presa.

Quando si è stabilita una condizione di tossicodipendenza, il tipo di sostanza assunta dà luogo ad indicatori comportamentali e fisiologici specifici:

  • l’abuso di oppio provoca tossicomania con forte deperimento (apatia e sonnolenza) ed elevata dipendenza fisica;
  • indicatori evidenti di dipendenza da morfina sono: pupille contratte, sonnolenza, inappetenza, nausea, cicatrizzazioni e/o indurimenti dovuti alle iniezioni. L’abuso produce assuefazione e grave dipendenza fisica e psichica. Il morfinomane, in crisi di astinenza, si presenta pallido, inespressivo, con abbondante sudorazione, respirazione affannosa, tremori, disturbi della parola, grave forma di stitichezza, attacchi di febbre, etc.;
  • gli stessi indicatori sono visibili per la dipendenza da eroina. Il fenomeno della assuefazione è rapido e la dipendenza fisica e psichica è fortissima. La sindrome da astinenza, particolarmente dolorosa, predispone il tossicomane ad atti inconsulti e violenti;
  • la dipendenza da metadone dà origine a vertigini, pupille contratte, polso e respirazione rallentati;
  • l’assunzione protratta di cocaina induce un aspetto allucinato, tachicardia e cicatrizzazioni da iniezioni. L’eccitazione del cocainomane è talvolta così elevata che l’assuntore è costretto ad ingerire o ad iniettarsi un “deprimente-antagonista” per ridurre gli effetti della sostanza;
  • le amfetamine danno luogo ad effetti simili all’abuso di cocaina: eccitazione, potenziamento delle capacità intellettive e della memoria, annullamento delle sensazioni di fame, di dolore e sforzo fisico e quali sintomi secondari, tremori, irritabilità, loquacità ed ansietà. La tolleranza è elevata e obbliga il tossicomane ad un costante aumento delle dosi. La dipendenza psichica è fortissima e quella fisica è atipica in quanto il consumatore deve sospenderne periodicamente l’assunzione per qualche giorno. Durante l’astinenza si manifestano disturbi (apatia, insonnia, depressione e dolori muscolari) che cessano o si attenuano con l’assunzione di sostanze ad effetti “antagonisti” (oppiacei o depressivi) rispetto alle amfetamine;
  • la dipendenza da crack si manifesta con tachicardia e manie suicide. A differenza della cocaina da cui deriva, il crack ha la pericolosa caratteristica di provocare in tempi brevi grave dipendenza fisica e psichica;
  • comportamento da ubriaco, polso e respirazione rallentati e disturbi della coordinazione sono gli indicatori di assuefazione a barbiturici e tranquillanti. I primi danno luogo a una dipendenza fisica e psichica elevata che si instaura solo dopo un uso intenso e prolungato. La “sindrome da astinenza”, simile a quella da oppiacei, è caratterizzata da ansia, tremori, contrazioni muscolari involontarie, vertigini, nausea e vomito. L’intossicazione cronica, che ha effetti poco evidenti, comporta nel tempo lesioni epatiche e renali; quella acuta può sfociare in uno stato di coma con possibili esiti letali per arresto respiratorio e/o insufficienza renale. L’abuso di tranquillanti produce dipendenza fisica e psichica, quest’ultima particolarmente accentuata. L’intossicazione cronica si manifesta con ricorrente sonnolenza, minore lucidità mentale e difficoltà di concentrazione; quella acuta determina gravi alterazioni della personalità, profonda depressione, difficoltà respiratorie ed anche coma e morte;
  • indicatori dell’abuso da L.S.D. sono depersonalizzazione, aggressività, incoerenza linguistica e dilatazione pupillare;
  • la marijuana, l’hashish e l’olio di hashish non inducono segni fisici di intossicazione, nel senso che non danno dipendenza fisica e quindi non provocano neanche una sintomatologia da “sindrome di astinenza”. www.carabinieri.it

SINDROME DI ASTINENZA DA COCAINA

La sindrome di astinenza da cocaina comprende fasi precise. Nella prima fase, dopo la disintossicazione del corpo, il paziente è irritabile ed esprime l’insonnia per diversi giorni, non mangia ed e’ ipersensibile alla  luce e al suono. Dopo questa fase viene il periodo di sonnolenza costante ed apatia e può dormire anche per 2 giorni consecutivi senza svegliarsi. Intorno al sesto giorno della prima fase di trattamento, questi sintomi diminuiscono, riducendo il bisogno di cocaina, il paziente si addormenta normalmente ma è ancora debole. Nella seconda fase, si sviluppa la cosiddetta ” la noia da cocaina” , che può durare una settimana o mesi. Durante questo periodo, il tossicodipendente è  letargico e alterna improvvisa irritabilità e attacchi di bisogno di droga. A causa di questi forti attacchi, in questa fase, i pazienti decidono di nuovo a prendere la cocaina. Nella terza fase, che si veriffica poco dopo il terzo mese di terapia intensiva, il paziente comincia lentamente a tornare alla normalità e inizia a vivere e funzionare normalmente. Tuttavia, questo non deve fregarci, perché la crisi da cocaina avviene periodicamente anche per un anno dalla guarigione formale e solo dopo un anno di non-uso di cocaina, si può dire che il paziente realmente ha vinto la dipendenza.

TEMA: IL BULLISMO – Seconda media inferiore

TEMA: IL BULLISMO

Svolgimento

Il bullismo è di 2 tipi: diretto e indiretto. Quello diretto si manifesta con violenza fisica e obbligo a compiere azioni rischiose per se stessi. Quello indiretto si manifesta con calunnie ed emarginazione. Lo scopo del bullo è trasformare la vittima in una persona senza volontà. Il bullo non si rende conto di ciò che fa e non capisce perchè viene rimproverato.

Secondo molti studiosi devono essere puniti perchè sono ragazzi viziati dai genitori. infatti i genitori non rispettano le insegnanti e questo fa esplodere la violenza dei figli.

Il cyberbullismo è più pericoloso del bullismo reale perchè le aggressioni non si vedono arrivare. La vittima è seguita ovunque e non può rifugiarsi materialmente (ad esempio vicino ai professori). I bulli vogliono farsi vedere e internet è molto popolare.

La vittima può cadere in depressione o addirittura suicidarsi. L’unica arma è la denuncia.

 

 

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Amico Assoluto

Il tradimento dell’amicizia è l’atto moralmente più grave fra quanti caratterizzano la vita quotidiana. E’ un vero e proprio crimine ai danni del prossimo, nel quale non viene versata una sola goccia di sangue, ma che può segnare per sempre la vita di una persona. Il tradimento dell’amicizia può prendere varie forme, ma raramente arriva alla forma più bassa: il nuocere, intenzionalmente e con premeditazione, all’amico che di noi si fida, magari utilizzando a suo danno qualche cosa di sé. Eppure succede purtroppo. Ve lo dico per esperienza personale.

Tradire chi si fida di noi, insegna il buon vecchio Dante, è molto più grave che tradire colui che sta sull’avviso; è per questo che i traditori degli amici, dei parenti e dei benefattori vengono gettati nell’abisso più profondo del suo Inferno. Ma colui che si fida più di ogni altro, è l’amico; dunque, tradire l’amico significa commettere il crimine più odioso, il più imperdonabile.

In generale, oggi si ha un’idea riduttiva del concetto di amicizia. È per questo che il suo tradimento non desta particolare indignazione; se non, ovviamente, quando se ne fa la personale esperienza. Come è successo ad esempio a Claire, per leggere la sua storia cliccate qui.

Nell’amicizia autentica, si prova un tale slancio di affetto per l’amico o per gli amici, che si sente come “normale” l’eventualità più contraria al maggiore istinto dell’uomo, quello di conservazione: dare spontaneamente la propria vita per loro. «Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici», afferma Gesù durante l’ultima cena (in Giovanni, 15, 13). Non solo l’amico considera normale questa eventualità: considera normale, qualora si debba mai presentare,  affrontarla con gioia.

Ecco perché dicevamo che, nell’amicizia, vi è una dimensione di sacralità. La relazione dell’amicizia scandisce un tempo sacro e un luogo (figurato) altrettanto sacro: come fosse un tempio, nel momento di una solenne cerimonia liturgica. Ad esempio, deporre un segreto nell’orecchio di un amico significa deporlo in una custodia sacra, dalla quale sarebbe sacrilego l’atto di estrarlo e propalarlo ad estranei.

Nella relazione dell’amicizia, così come in quella dell’amore, le difese vengono abbassate, fino a giungere al completo abbandono di sé; e non è raro che ciò avvenga dopo un periodo iniziale di esitazione, di timore, di diffidenza, perfino di angoscia. Aprirsi all’altro, significa esporsi alle ferite; ma l’amicizia richiede che si corra questo rischio, che è un vero e proprio test preliminare, la condizione sine qua non perché essa sia resa possibile.

Invitare l’altro ad aprirsi, ad abbassare le difese, a confidarsi: ecco qualcosa che non si avrebbe il diritto di fare, se non si è più che sicuri di sapersi assumere l’impegno che ne scaturisce quale logica e naturale conseguenza: quello di essere fedeli all’amico, sempre: a qualunque costo e in qualunque circostanza. Essere felice per i suoi successi e le sue gioie e mai invidiosi.

Il fatto è che l’amicizia non è solo una relazione fra un io e un tu, ma richiama anche – come dicevamo – un terzo soggetto. Quest’ultimo può anche essere, semplicemente, la verità: la verità di quell’io, di quel tu e del loro sublime incontro; ma in ogni caso esiste, e ne è per così dire il suggello.

Tradire l’amicizia, significa tradire quel terzo che era presente, fin dall’inizio; vuol dire anche, di conseguenza, tradire la parte più vera di se stessi. Tradendo l’amico, si perde il proprio onore, la propria pace, la propria anima; significa venire condannati dal giudice più severo che esista: la propria coscienza. La quale può anche cercare d’ingannare se stessa, mettendo a tacere scrupoli e rimorsi. Niente da fare: la cattiva azione grida vendetta dal profondo dell’io, e niente e nessuno potranno mai sradicare quell’urlo di dolore.

Vi sono persone che vivono in uno stato di tranquilla disperazione, simulando una pace interiore che hanno perduta per sempre, ad esempio dopo aver tradito l’amico nel modo più egoistico e vergognoso. Hanno poi fatto del proprio meglio per rimuovere quella colpa, oppure hanno elaborato cento giustificazioni per autoassolversi; ma stanno barando con la propria coscienza, e lo sanno. Tradendo l’amicizia, hanno ucciso la parte migliore di se stesse: non osano perdonarsi né chiedere perdono, e si condannano da sé a una punizione che non ha fine e che non redime, perché non conduce all’espiazione.

Espiare, vuol dire riconoscere il male commesso e assumersene la responsabilità, lealmente e coraggiosamente. Ma il falso ego non accetta una tale soluzione; preferisce aggrapparsi a mille scuse, andare avanti facendo finta di niente. E si condanna, senza possibilità di remissione, all’inferno della cattiva coscienza.

Ve ne sono molte, di persone che vivono così. Ossessionate, possedute dalle furie infernali della propria cattiva coscienza.

Ma perché stupirsene? Nell’amicizia, ciascuno mette in gioco quanto di più prezioso possiede. La posta è alta. Chi tradisce l’amicizia, distruggere anche la stima di se stesso.

Ecco perché Nietzsche osserva che si può sempre perdonare il tradimento che l’amico ha fatto a nostro danno, ma è impossibile perdonargli il tradimento che ha fatto di se stesso.

Quello, aggiungiamo noi, potrebbe perdonarlo solo quel terzo di cui si è detto prima; a patto che vi sia un inizio, anche minimo, di pentimento.

Una canzone che riassume benissimo i concetti scritti qui è sicuramente “Amico Assoluto ” di Renato zero, uno dei testi più belli in circolazione!

Bibliografia:

https://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=19843

Il Terapista della neuro e psicomotricità. Chi è?

 

Alcuni psicologi hanno difficoltà a capire il ruolo della figura professionale del terapista della neuropsicomotricita dell’eta evolutiva nelle terapie intensive neonatale e nel follow up neuroevolutivo. Molti non sono neanche aggiornati sui test neuropsicomotori e neurologici che utilizziamo. E a volte neanche sull’invalidita scientifico-clinica dei vecchi test Psicomotori, che nulla hanno a che fare con la neuropsicomotricita.Una psicologa sul bambino puo intervenire, per aiutarci, solo dai 3 anni in su,prima dei 3 anni lo sviluppo motorio, cognitivo, neurologico e affettivo, sono inscindibili. E’ impossibile intervenire solo sul cognitivo.Questo è il senso della nascita della neuropsicomotricita’,altrimenti il terapista della neuropsicomotricita’ non avrebbe motivo di esserci! Lo stesso Bailey raccomandato dal Sin,non è un test psicologico,ma globale. Forse si sentono un po “sostituiti” da questa nuova figura professionale, ma è giusto che ognuno faccia il proprio lavoro,di competenze e conoscenze molto differenti! Umiltà e aggiornamento nel nostro lavoro sono fondamentali. Anche perché chi ne subisce le conseguenze sono i bambini.

Profilo professionale

La professione di terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva è regolamentata dal Decreto Ministeriale 17 gennaio 1997, n. 56[1].
Questo professionista attua interventi di valutazione, diagnosi, prevenzione e terapia riabilitativa su pazienti in età evolutiva, che presentano ritardi e difficoltà psicomotorie, della comunicazione e dell’apprendimento.
Lavora in collaborazione con altri professionisti (neonatologi, pediatri, fisioterapisti, neuropsichiatri infantili) per mettere a punto il progetto di intervento, individuando le modalità terapeutiche più consone per bambini e ragazzi con problemi neuromotori (prematuri, affetti da paralisi cerebrale, distrofie, sindromi e neuropatie) o con problemi psicomotori (ritardo mentale, autismo, disturbi comportamentali e relazionali).
Deve essere in grado di stabilire e mantenere relazioni di aiuto con il bambino, con la sua famiglia e con il contesto sociale; di collaborare con gli operatori scolastici per l’attuazione della prevenzione, della diagnosi e del piano educativo individualizzato.

Formazione

Per intraprendere la professione di terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva è necessario conseguire la laurea di primo livello in Terapia della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva, che ha anche funzione abilitante. L’accesso al corso di studi è a numero programmato: bisogna essere in possesso di un diploma di scuola secondaria di secondo grado e superare un test di ammissione, comune a tutti i corsi di laurea appartenenti alla Classe L/SNT02 – Lauree delle professioni sanitarie della riabilitazione[2]. La prova d’accesso viene predisposta annualmente dal MIUR[3] e comprende una serie di domande volte a valutare le capacità logiche e di interpretazione dei testi dei candidati, nonché le conoscenze nelle seguenti discipline: cultura generale e ragionamento logico, biologia, chimica, fisica, matematica.
La frequenza è obbligatoria. Per ciascuno dei tre anni è previsto un periodo di tirocinio obbligatorio, che dovrà essere effettuato presso strutture sanitarie. Il tirocinio rappresenta una parte fondamentale del percorso formativo dello studente e ha come obiettivo l’acquisizione delle competenze professionali.
Il corso è attivato presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia di alcune università italiane. Per maggiori informazioni sui corsi di laurea attivati presso gli atenei italiani consultare il sito del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca http://www.miur.it.
Dopo aver conseguito la laurea di primo livello è possibile proseguire con gli studi in ambito universitario, frequentando un corso di laurea magistrale nel medesimo ambito. I corsi sono a numero programmato e limitati e vi si potrà accedere solo dietro superamento di una prova di ammissione.

Accesso alla professione

In Italia la professione di terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva è regolamentata per legge[4].
Per poterla esercitare è necessario essere in possesso della relativa laurea di primo livello, che ha anche funzione abilitante. Inoltre, è previsto l’obbligo di partecipazione a corsi di aggiornamento e qualificazione, nell’ambito del programma nazionale per la formazione degli operatori della sanità ECM – Educazione Continua in Medicina. Ulteriori informazioni sul sito del Ministero della Salute alla pagina http://www.ministerosalute.it/ecm/ecm.jsp.
Attualmente il terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva è una delle professioni sanitarie mancanti di ordine professionale e relativo albo. Infatti, la Legge n. 43 del 2006[5], che ne prevedeva l’istituzione entro il 4 marzo 2008, a causa della sua complessità, non è stata applicata. A seguito di ciò, il 19 dicembre 2008 è nato il CONAPS – Coordinamento Nazionale delle Associazioni delle Professioni Sanitarie, che ha fra le sue priorità l’equiparazione legislativa di tutte le professioni sanitarie e, di conseguenza, l’istituzione degli albi professionali per quelle professioni che ne sono ancora mancanti. Per maggiori informazioni consulta http://www.conaps.it.
Il terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva può svolgere la sua attività in strutture sia pubbliche sia private, come dipendente o libero professionista.

Nell’Unione Europea

La professione di terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva è presente ed è regolamentata in molti Paesi europei. La libera circolazione è garantita dalle norme del Decreto Legislativo n. 115 del 1992[6], successivamente modificato dal Decreto Legislativo n. 277 del 2003[7].
I cittadini italiani che hanno conseguito un titolo professionale dell’area sanitaria in Italia e vogliono esercitare la professione in un altro Paese comunitario devono presentare domanda di riconoscimento del titolo all’autorità competente del Paese estero.
Coloro che hanno conseguito all’estero un titolo professionale dell’area sanitaria e intendono esercitare la professione in Italia devono presentare al Ministero della Salute italiano una richiesta di riconoscimento del titolo, utilizzando gli appositi modelli scaricabili direttamente dalla pagina del sito del Ministero http://www.salute.gov.it/professioniSanitarie/paginaInterna.jsp?id=92&menu=strumentieservizi.

[1] Decreto Ministeriale 17 gennaio 1997, n. 56 “Regolamento concernente la individuazione della figura e relativo profilo professionale del terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva”, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 61 del 14/03/1997.
[2] Decreto Interministeriale 19 febbraio 2009 “Determinazione delle classi di laurea delle professioni sanitarie”, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 119 del 25/05/2009.
Decreto Interministeriale 2 aprile 2001 “Determinazione delle classi delle lauree specialistiche universitarie delle professioni sanitarie” – Allegato n. 1, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 128 del 05/06/2001 – Supplemento Ordinario n. 136.
[3] Legge 2 agosto 1999, n. 264 “Norme in materia di accessi ai corsi universitari”, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 183 del 06/09/1999.
[4] Legge 10 agosto 2000, n. 251 “Disciplina delle professioni sanitarie infermieristiche, tecniche, della riabilitazione, della prevenzione nonché della professione ostetrica”, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 208 del 06/09/2000.
[5] Legge 1° febbraio 2006, n. 43 “Disposizioni in materia di professioni sanitarie infermieristiche, ostetrica, riabilitative, tecnico-sanitarie e della prevenzione e delega al Governo per l’istituzione dei relativi ordini professionali”, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 40 del 17/02/2006.
[6] Decreto Legislativo 27 gennaio 1992, n. 115 “Attuazione della direttiva n. 89/48/CEE relativa ad un sistema generale di riconoscimento dei diplomi di istruzione superiore che sanzionano formazioni professionali di una durata minima di tre anni”, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 40 del 18/02/1992.
[7] Decreto Legislativo 8 luglio 2003, n. 277 “Attuazione della direttiva 2001/19/CE che modifica le direttive del Consiglio relative al sistema generale di riconoscimento delle qualifiche professionali e le direttive del Consiglio concernenti le professioni di infermiere professionale, dentista, veterinario, ostetrica, architetto, farmacista e medico”, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 239 del 14/10/2003 – Supplemento Ordinario n. 161.

Riferimenti utili

>www.informagiovanibasilicata.it

  • MINISTERO DELLA SALUTE – viale Giorgio Ribotta 5 – 00144 Roma – tel. 0659942378 – 0659942758 (URP) fax 0659942376
    http://www.salute.gov.it – E-mail: urpminsalute@sanita.it
  • AITNE – Associazione Italiana Terapisti della Neuro e Psicomotricità dell’Età Evolutiva – via Quintino Sella 8 – 00187 Roma – tel. 3886177077
    http://www.aitne.it – E-mail: info@aitne.it
  • ANUPI – Associazione Nazionale Unitaria Psicomotricisti e Terapisti della Neuro e Psicomotricità dell’Età Evolutiva Italiani – via Verona 5 – 36061 Bassano del Grappa (VI) – tel. 3396316818
    http://www.anupi.it – E-mail: segreterianazionale@anupi.it
  • http://www.fiscop.it – sito della FISCOP – Federazione Italiana Scuole e Operatori della Psicomotricità.
  • http://www.psicomotricista.it – portale dedicato alla professione con informazioni utili su percorso formativo, corsi ECM, concorsi, lavoro e altro.
  • http://www.corsiecm.info – sito che contiene l’elenco dei corsi ECM – Educazione Continua in Medicina presenti su tutto il territorio nazionale, divisi in base alla professione medica o alla regione in cui il corso viene attivato.
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Parapsicologia nei bambini

La ricerca parapsicologica nei bambini può essere impegnativa, perciò è necessario praticarla solo se si ha una specifica conoscenza dello sviluppo neuropsicomotorio infantile globale (terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva).

I genitori spesso vorrebbero sapere come rapportarsi ad un bambino con psi presunti. La cosa più positiva che un genitore può fare è trattare il bambino come fosse normale, e non diverso  (Jones, 1989). Dovrebbero avere anche un diario per annotare i fenomeni psi spontanei (Schwarz, 1971, 1972).

Devono ascoltare con pazienza e, invece di respingere il paranormale, magari affermando”Questo è stato solo un sogno!”, dovrebbero stimolare la curiosità del bambino e facilitarne le capacità di pensiero critico e lo sviluppo cognitivo.

Nel caso specifico di un amico immaginario o di un pavor nocturnus, vi rimando alla lettura di quanto vi avevo precedentemente scritto sui consigli per i genitori e colleghi terapisti della neuropsicomotricità, cliccando sui rispettivi links.

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I bambini spesso fanno argomenti eccellenti perché non hanno ancora accettato i loro concetti culturali di ciò che è possibile o impossibile. Non sono condizionati negativamente sui fenomeni psichici.

Tuttavia, la ricerca in questo campo è spesso assente, per vari motivi:

1) Alcuni ricercatori non possiedono la formazione adeguata e potrebbero non avere una comprensione dei diversi livelli e dei bisogni di sviluppo dei bambini per progettare la loro ricerca.

2)Le questioni legali e burocratiche. Spesso i ricercatori non possono avere accesso a gruppi di bambini,per la ricerca. Inoltre,devono disporre di forme di consenso in modo che i genitori siano pienamente informati sulla natura della ricerca.

3)scetticismo del fenomeno.

I bambini di tutte le età, anche in età prescolare, sono probabilmente consapevoli dei test e delle aspettative degli adulti, indipendentemente dal modo in cui lo sperimentatore descrive l’esperimento. È meglio informarli onestamente che non saranno in grado di avere successo su ogni elemento.Le istruzioni devono essere chiare e specifiche per l’attività immediata. Alcuni bambini dicono di capire, quando in realtà, possono essere imbarazzati.

Altro problema è la frode. Ci sono stati numerosi casi di bambini che commettono frodi nel campo della ricerca psichica (B. Nicol, 1960, F. Nicol, 1979).  Pertanto, i ricercatori dovrebbero considerare la possibilità di frodi e imporre controlli e garanzie adeguate (Krippner, 1990).

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Il livello del pensiero cognitivo del bambino, così come la sua fase di sviluppo, deve essere considerato quando si creano esperimenti ESP. Piaget ha proposto che ci siano quattro fasi di sviluppo cognitivo:

1) lo stadio sensomotorio, nascita a 2 anni di età;

2) la fase pre-operativa, da 2 a 6 anni;

3) la fase delle operazioni concrete, dai 6 ai 12 anni;

4) lo stadio delle operazioni formali, che continua dall’adolescenza all’età adulta.

Tauber e Green (1959) sollevano la questione se l’uso di facoltà ESP sia una regressione a uno stato infantile. Ehrenwald (1971) ha teorizzato che “la telepatia è la matrice embriologica della comunicazione che è destinata successivamente a essere soppressa dal discorso.

Alcune madri riferiscono che nell’eta’ simbiotica di attaccamento (0-2 anni), eventi telepatici si verificano in relazione al loro salvataggio di un figlio da qualche catastrofe o evento che sta per accadere (Ehrenwald, 1971; Schwarz, 1961).

Ehrenwald (1972) ha ulteriormente affermato che i fenomeni psi spariscono quando i bambini diventano anziani e sono sostituiti da processi “normali” percettivi e motori.

La telepatia e la chiaroveggenza sarebbero estensioni dei normali processi percettivi; La precognizione sarebbe il contrario della memoria retrospettiva, e PK sarebbe un’estensione delle capacità motorie. Questi fenomeni psi mostrano le caratteristiche di Freud, il cosiddetto funzionamento del processo primario, della rappresentazione simbolica, del prelogico (Brill, 1938) o del pensiero preoperativo di Piaget.

Spinelli (1987), nella sua ricerca provocatoria con i bambini, ha suggerito che coloro che sono nelle prime fasi dello sviluppo autocosciente manifestino una maggiore telepatia e chiaroveggenza.

Durante la seconda fase preoperatoria di Piaget (2-6 anni), il bambino si occupa del mondo in modo più realistico. Anche se lo sviluppo del vocabolario sta rapidamente aumentando, durante questo stadio, un bambino ha ancora limitato capacità verbali. Pensare tenderebbe ad essere accessibile più attraverso mezzi non verbali che verbali. Il pensiero sarà intuitivo, immaginativo, determinato dal “pensiero magico” e senza restrizioni da regole logiche adulte. Iniziano ad avere una rappresentazione simbolica e impegnarsi in attività di fantasia. Per i bambini di questa età, il mondo è un luogo affascinante da esplorare. Vogliono toccare, sentire, sentire, testare le cose e imparare meglio attraverso l’azione. Possono preferire non sedersi, e tendono ad essere rumorosi, hanno molto da dire. Il loro punto di riferimento sarà molto personale e egocentrico, perché vogliono avviare azioni da soli. Stevenson (1983) ha trovato bambini indiani che hanno cominciato a parlare di ricordi di vita passati a 38 mesi, avevano questi ricordi che sbucano intorno a 79 mesi. Le esperienze di quasi-morte dei bambini sono segnalate come simili sia nel contenuto che nella sequenza di quelle degli adulti (Bush, 1983).  I bambini in età scolare sono stati ampiamente testati da Anderson (1960), Anderson e White (1956, 1957, 1958), Freeman (1963, 1970) e Van Busschbach (1955, 2956, 1959). Hanno punteggi psi statisticamente significativi in tutte le età e tipi di test. Shargal (1987) ha scoperto che i primi classificatori hanno segnato meglio dei bambini di 4 ° grado per i compiti di chiaroveggenza. Winkelman (1981) ha testato i bambini messicani (dai 8 ai 14 anni) sulla chiaroveggenza, sui PK e sui compiti precognitivi. Ha trovato punti di chiaroveggenza e di precognizione correlati negativamente con la capacità matematica, gli anni di istruzione e l’età. I punteggi PK si sono correlati positivamente con l’età. Tuttavia, Giesler (1985) non ha replicato questo studio utilizzando i bambini in braasile.  La quarta fase, le operazioni formali, inizia nella pubertà precoce (circa 12 anni) e continua nell’età adulta. Piaget riferisce che il pensiero dell’adolescente rende un cambiamento significativo un concreto a un livello astratto. Le questioni “qui e ora” lasciano spazio a una posizione speculativa, esaminando l’intera situazione e considerando quali sono le possibilità, le connessioni e le alternative. Gli adolescenti sono in grado di risolvere problemi attraverso una deduzione e possono attribuire correttamente la causa. C’è una vera cooperazione e un fascino con le regole. C’è una complicata combinazione di memoria, immaginazione, elaborazione di informazioni, inferiori di tracciamento e scelta flessibile delle scelte. Di conseguenza, i tipi di test ESP per questa fase diventano più elaborati. Gli studi diventano più coinvolti, con tentativi di correlare ESP e variabili di personalità, atteggiamenti e / o credenze (Blackmore & Troscianko, 1985; Haight, 1979; Krishna & Rao, 1981).

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Con questa fascia di età, i ricercatori hanno esaminato le condizioni di concorrenza e cooperazione, con coppie di pari e opposto (Rao & Kanthamani, 1981), nonché tentativi di utilizzare abilità psicocinetiche su fluidi e metalli. Novomysky (1984) ha esaminato una serie di esperimenti di telepatia a colori nell’ex Unione Sovietica. Gli studi indicano che gli adolescenti (14-15 anni) hanno una capacità migliore per la percezione demo-ottica degli adulti e che questa capacità diminuisce con l’età. Roll (1972, 1978) ha riferito ampiamente su Psicocinesi Spontanei Ricorrenti (RSPK) che si verificano prevalentemente con gli adolescenti. Crede che le ostilità represse o inconsce siano spesso orientate verso l’esterno attraverso gli eventi RSPK. Anche se nella cultura occidentale i fenomeni ESP sembrano diminuire notevolmente all’età in cui i bambini entrano a scuola, gli studi ESP in classe mostrano che diversi fattori (come l’ora dell’anno scolastico, il sesso dell’insegnante e lo studente, rapporto tra insegnante e studente, età Dello studente in relazione al tipo di test) può aumentare la risposta (es. Risultati statisticamente significativi in telepatia, precognizione e test di chiaroveggenza) (Drewes & Drucker, 1991). Tuttavia, in tutte le situazioni di prova con i bambini, come con quelle che coinvolgono gli adulti, le differenze di personalità tra i bambini influenzano il punteggio. I “credenti” nel punteggio ESP superano i “non credenti” (Musso, 1965) ei bambini ritirati hanno un punteggio inferiore a quello dei bambini non ritirati (Shields, 1962; Shields & Mulders, 1975).

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Sembra che i fenomeni di poltergeist si concentrano attorno a un bambino alla pubertà o all’adolescenza o ad un giovane adulto con conflitti adolescenti (Roll, 1972, 1978). La presenza dei fenomeni spesso indica problemi maggiori all’interno dell’individuo o all’interno di una situazione familiare disfunzionale (Roll, 1978). Inoltre, Kanthamani e Rao (1972) hanno scoperto che gli alti scolari, che erano assertivi, estroversi, espansivi e bassi sul neuroticismo, hanno segnato in maniera significativa i compiti ESP rispetto a quelli degli alti scolari che puntano all’altra estremità dello spettro sul fattore di cui sopra. L’esperienza di tensione e ansia può ridurre i punteggi ESP per i bambini, così come gli adulti. I bambini dell’età scolastica sono già diventati “test-conscious” e spesso considerano l’ESP come un test in cui la loro performance può essere giudicata. Il livello di intelligenza è stato mostrato per avere risultati diversi in relazione all’ESP. Shields (1976) esamina la chiaroveggenza e la telepatia usando i bambini fortemente mentali. I risultati sono stati significativi per la telepatia, senza i punteggi di telepatia o di chiaroveggenza correlati con l’età o l’IQ. Tuttavia, Drucker & Drewes e Rubin (1977) hanno trovato i bambini con un punteggio più elevato su una misura verbale dell’intelligenza sembrava realizzare l’apprendimento migliore con risposte immediate durante un compito ESP rispetto a quelli con punteggi più bassi di IQ. Anche la fede dei bambini in ESP (Munson, 1981) e la loro relazione con agenti o sperimentatori possono avere un impatto significativo sui punteggi ESP dei bambini, come avviene per gli adulti (Anderson & White, 1956, 1957, Deguisne, 1959, Reno, 1948).

 

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Fallen

Amo i nostri fratelli angeli. Mi appassionano moltissimo i films dedicati a loro. Uno tra questi che, devo dire, mi ha particolarmente colpito è FALLEN. Un film innanzitutto romantico, perchè parla dell’amore eterno tra l’anima di una mortale (Lucinda)ed un angelo. Chi non vorebbe un amore così?

Daniel, l’angelo protagonista, si è rifiutato di schierarsi con una delle due fazioni in lotta, dopo la ribellione di Satana contro Dio. Non è nè un demone, nè un angelo di Dio: è un angelo “ribelle” o “caduto”. Lui crede in un unica forza:l’Amore.

Perciò è stato scacciato dal Paradiso, ma non per andare all’inferno con i demoni, ma per restare sulla terra finchè non avesse preso una decisione. Come lui, altri angeli caduti l’hanno seguito.

Esistono allora 3 tipi di angeli:

1)Quelli che sono dalla parte di Dio e si trovano in Paradiso

2) Quelli che sono dalla parte di Satana e si trovano all’inferno

3) Quelli che si schierano dalla parte dell’Amore e si trovano sulla Terra. Tra questi angeli caduti, alcuni hanno scelto di schierarsi con Satana, altri con Dio, ma sono costretti a restare sulla Terra finchè Daniel (primo angelo ribelle) non sceglierà una fazione (Dio o Satana?).

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Personalmente ritengo che dietro la trama del film, ci sia stato un accurato lavoro degli illuminati che vogliono allontanarci da Cristo. In effetti si evince l’immagine di un Dio severo e distaccato. Un Dio che vuole obbligare Daniel ad amarlo. Non è così, altrimenti avrebbe creato la sua creatura senza il libero arbitrio. Inoltre, Dio, con la ribellione di Satana, si è rattristato. Non è in lotta con il demonio, non c’è una guerra, tra bene e male, come vorrebbero farci credere nel film.

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Dio è onnipotente, se volesse avrebbe già eliminato Satana…invece soffre! Soffre per l’esisitenza dell’Inferno, che hanno voluto le sue creature.

Satana invece, lancia un maleficio a Daniel: Lucinda è costretta a morire ogni volta che Daniel la bacerà. L’unico modo per amarla è scegliere una fazione: Lui o Dio. Perciò è Satana che obbliga Daniel, non Dio.

L’insegnante di “filosofia delle religioni” dell’isituto è anche lei un angelo caduto ed è impaziente di riconciliarsi con Dio. Durante le sue lezioni accusa gli angeli caduti di voler cercare l’amore perfetto fuori dal paradiso. Sia Lucifero che Daniel hanno peccato di superbia, e per questo si sono allontanati da Dio. Lei gli dice “Daniel non puoi fare tutto ciò che vuoi, esiste un ordine naturale delle cose!”.Sembra un eccellente serva di Dio, finchè non uccide la migliore amica di Lucinda e tenta di uccidere anche Lucinda (a questo punto possiamo affermare a gran voce chè si è trasformata in una serva di Satana! perchè Dio nei comandamenti ci chiede di non uccidere!). “Sei tu la vera maledizione” dice infatti a Lucinda “questa storia finisce qui! Ogni respiro che fai impedisce a Daniel di ritornare in Paradiso”.

Daniel arriva giusto in tempo per difenderla: “dici di essere una serva di Dio, perchè vuoi ucciderla?” e lei risponde “perchè con la sua morte saresti stato costretto a scegliere una fazione, e l’ordine sarebbe stato ristabilito!”. Anche qui si vuole trasmettere l’immagine di un Dio che con violenza vuole obbligare Daniel a ritornare da Lui.

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Daniel e Lucinda si amano da migliaia di anni, perchè l’anima di Lucinda si rincarna ogni volta. Stavolta però, non è battezzata, dunque se muore morirà per sempre e non si rincarnerà più. “Dobbiamo andare in un posto sicuro, Lucifero sta venendo a prenderti, perchè sa che non sei battezzata!” le dice allora Daniel. Quale posto più sicuro se non il Paradiso! non trovate anche voi?

A questo punto finisce il film, senza che Daniel abbia preso una decisione, costretti a fuggire per sempre da tutti. E’ un amore o una condanna?Daniel soffre e soffrirà sempre, nel veder morire Lucinda ogni volta, o se dovesse morire per sempre. Il suo non può essere un amore felice, finchè non possono amarsi tranquillamente nella vita eterna. Daniel ad un certo punto capirà che la decisione più logica è scegliere la vita eterna per entrambi, scegliendo la fazione di Dio (non sceglierà mai la vita eterna in compagnia di Lucifero, perchè è stato proprio lui a lanciargli la Maledizione). Non perchè Dio lo avrà obbligato, ma perchè Dio sarà stato scelto.

Se Daniel non lo farà, sarà solo perchè il suo per Lucinda non è amore vero, ma una passione amorosa e quasi perversa, del tipo: “Ti amo perchè non posso mai averti e perchè ogni volta che tu non sei battezzata, rischi di morire per sempre. Scappiamo da tutti, nascondiamoci da tutti, e questa cosa mi piace!”. Questo è amore? ASSOLUTAMENTE NO.

 

 

 

Letteratura latina – Il pensiero del Poeta Lucrezio

Secondo Lucrezio, gli uomini sono stolti perchè si legano soprattutto ai beni materiali, i quali non sono fonte di gioia. Il piacere esiste soltanto quando non ci sono paure irrazionali e le passioni che turbano la ragione; felicità=atarassia.

Si può raggiungere la felicità, dice Lucrezio, solo vivendo in modo distaccato dalla vita politica e dalle guerra. Dice Epicuro: “vivi nascosto”. la passione più distruttiva per la mente dell’uomo è la passione amorosa. Altre forme di stoltezza sono la paura della morte e il timore degli dei; la prima nasce pe la credenza nell’immortalità dell’anima (secondo Lucrezio invece, l’anima è mortale), e dunque “chi non esiste non è infelice, poichè non esiste più”.

Gli dei vivono nell’intermundia incuranti degli uomini. La terra non è stata creata per l’uomo. L’uomo subisce sofferenze in vita, ed ha difficoltà per sopravvivere. Infatti già alla nascita, il neonato saluta la vita con un pianto, perchè gia conosce le sofferenze che lo attendono. Quella di Lucrezio non è però una visione pessimistica della vita: egli vuole semplicemente confutare la fede in un dio creatore e una terra creata solo per l’uomo.

 

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Ufo, extraterrestri, alieni – negli anni ’40

Nel 1943, durante la seconda guerra mondiale, il generale inglese Massey fu incaricato di dirigere una piccola organizzazione incaricata di indagare sugli oggetti volanti non identificati (U.F.O.). Il motivo di questo incarico era lo smascheramento degli Stati avversari: gli inglesi credevano che gli ordigni volanti sopra le loro teste, erano semplicemente “Spionaggio” (= Attività clandestina svolta da uno stato e da suoi agenti specializzati allo scopo di venire in possesso di informazioni riservate o segrete di tipo militare, politico o economico, riguardanti un altro stato). Dall’altra parte però, anche i tedeschi credevano che gli UFO fossero aerei dello stato inglese.

Una spia, confermò però, al generale Massey, che i “foofighter” non erano ordigni tedeschi. Il programma Massey venne però archivato nello stesso anno (1944). E la spia venne denunciata e giustiziata!

Anche l’aviazione tedesca, nel 1944 crea “Sonderburo n.13”, incaricata di indagare sugli u.f.o. Nonostante la testimonianza di avvistamenti militari come quello del pilota Fisher, il maresciallo Hermann Goring conclude che sono semplici allucinazioni visive da curare con la Psichiatria.

Un opera che secondo me potrebbe esservi molto utile per approndire la questione, ma soprattutto avere molte altre notizie approfondite è “Les Extraterrestres et les OVNI dans l’histoire”, Editions Famot (1977), Yves Naud”.


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